Piccola guida per un bucato consapevole

4 gennaio 2017 CURA DELLA CASA, ORGANIZZAZIONE

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Fare il bucato consapevolmente non significa semplicemente dividere i bianchi dai colorati… Anche se è difficile a volte resistere alla tentazione di lavare tutto in una volta sola e toglierci il pensiero. Ecco una lista di informazioni che ho raccolto e sperimentato negli anni e che forse può tornare utile anche a te per ridurre gli sprechi monetari, ecologici e di tempo senza rinunciare alla massima igiene e alla cura dei capi stessi, oltre che della tua pelle.


Nota bene: in commercio esistono molti prodotti validi e sicuri l’importante è saperli distinguere controllando sempre l’INCI di ciò che acquistiamo. 
Personalmente ho deciso di fare un uso consapevole dei detersivi, diminuendone il consumo eccessivo e cercando di autoprodurre quanto più mi è possibile.

INCI?

Dal 1997 è obbligatorio che ogni detersivo immesso sul mercato riporti sulla confezione l'elenco degli ingredienti in esso contenuti usando la denominazione INCI (i nomi degli ingredienti in lingua inglese o - in alcuni casi - in latino scritti in ordine decrescente di concentrazione al momento della loro incorporazione). É quindi facile verificare i quantitativi di un componente rispetto ad un altro. Se ad esempio nella lista degli ingredienti al primo posto troviamo 'Alcohol', significa che questo è il componente presente in maggiore quantità all'interno del prodotto acquistato.

FONTI

| www.altroconsumo.it | www.ecoalma.it | pannoliniconsapevoli.it | List of substances banned for use in cosmetic products as from 1 December 2010 European Commission - Cosmetic Product Notification Portal | Update of the inventory with Seveso III categorisation of substances (1 june 2015) European Chemicals Agency | Greenpeace Italia | The Global Portal to Information on Chemical Substances | United States Environmental Protection Agency | eChem Portal | www.biodizionario.it | www.greenstyle.it | www.biotiful.it | Wikipedia - Portale Chimica

Per ulteriori approfondimenti consiglio di chiedere informazione a uno specialista o agli organismi competenti in materia.

Quale detersivo?

Il detersivo ideale dovrebbe ovviamente contenere principi attivi che garantiscano proprietà lavanti e igienizzanti (altrimenti basterebbe l’acqua…), ma nessun additivo potenzialmente irritante per la pelle e inquinante (ad esempio, profumi e sbiancanti ottici).
→ Per scoprire cosa contiene il detersivo che utilizzi abitualmente, puoi confrontare i suoi ingredienti (INCI) con il Biodizionario (un elenco online dei composti chimici utilizzati per la detergenza e la cosmesi, con indicazione della funzione e compatibilità dermatologica e ambientale) o con il sito Biotiful. In questo modo puoi avere un’idea precisa di cosa contiene il tuo abituale detersivo e scegliere consapevolmente se continuare a usarlo, se sostituirlo con un altro detersivo che ritieni più adatto o addirittura cominciare ad autoprodurne uno. Ricorda che se non avessi l’etichetta del detersivo a disposizione trovi per Legge tutte le informazioni nel sito del prodotto.

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In questo esempio ho evidenziato in rosso e giallo tutti gli ingredienti nocivi o potenzialmente dannosi contenuti nella formulazione del detersivo.

 

Liquido, in polvere, in capsule?

Il detersivo in polvere garantisce maggiore efficacia di lavaggio, però per sciogliersi e attivarsi (soprattutto se fatto in casa) richiede temperature più elevate rispetto a uno liquido (> 40°C). Inoltre le formulazioni in polvere hanno spesso un migliore impatto ambientale, perché hanno bisogno di meno conservanti e sono più stabili nel tempo.

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I detersivi liquidi sono migliorati sia nella rimozione delle macchie sia nel rispetto dei colori e delle fibre, ma rimangono comunque meno efficaci di quelli in polvere anche se funzionano meglio alle basse temperature (circa 30°C) quindi sono consigliabili per gli indumenti colorati, sintetici e poco sporchi.
→ Tieni presente che il detersivo liquido, contenendo più sostanze grasse, potrebbe produrre una “ceratura” sugli indumenti (questo comporta ad esempio una minore assorbenza di panni, mussoline e pannolini lavabili)!
Per quanto riguarda il detersivo in capsule, attenzione alla sicurezza: questi prodotti sono molto attraenti per i bambini, che potrebbero riportare danni anche molto gravi in caso di ingestione del prodotto. Le monodosi inoltre non hanno mai prezzi convenienti e non permettono di gestire gli sprechi di prodotto quando la quantità di bucato è leggermente diversa dal carico standard, sembrano quindi non essere la soluzione ottimale.

 

Quanto detersivo?

Dipende da molte variabili: dal carico della lavatrice, dal grado di sporco degli indumenti, dalla durezza dell’acqua. Individuerai, con l’esperienza, la quantità minima indispensabile per il tuo bucato… che solitamente è inferiore a quella consigliata: la dose di detersivo indicata dal produttore è studiata per eliminare tutti i tipi di sporco, ma anche una minore quantità dà risultati soddisfacenti.

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Considera poi che caso di lavaggi ad alte temperature puoi ridurre ulteriormente la dose di detersivo, perchè l’igienizzazione avviene già di per sè con l’azione del calore. Questa procedura permette inoltre di eliminare dai tessuti eventuali residui di detersivo o “cerature” originati dai lavaggi precedenti.
Usare troppo detersivo può lasciare sui tessuti aloni e residui che possono provocare allergie, oltre ad avere un impatto ambientale negativo. Piuttosto pretratta le macchie peggiori con un po’ di sapone e una spazzola prima di avviare il lavaggio.

 

A che temperatura?

Quanto più la temperatura dell’acqua è alta, tanto più sono assicurati efficacia di lavaggio e igiene, controlla però cosa consiglia l’etichetta del capo che devi lavare per non rischiare di infeltrirlo.
Dopo il lavaggio a 30°C la biancheria presenta un numero di batteri 10 volte inferiore, quella lavata a 40°C, un numero 500 volte inferiore. Lavaggi a 60°C garantiscono il quasi totale abbattimento della carica batterica presente inizialmente, e sono consigliabili in caso di infezioni, ma programmi a 30-40°C sono sufficienti per rimuovere lo sporco e non avrai bisogno di uno specifico anticalcare, a meno che l’acqua non sia davvero dura (più di 30°F).
L’aumento della temperatura fa però salire drasticamente i consumi (il 75% circa dell’elettricità utilizzata da una lavatrice serve a scaldare l’acqua), aumenta le emissioni di CO2, i costi per la famiglia e il danneggiamento dei tessuti… Altre informazioni quindi che è bene che tu conosca per valutare il compromesso più adatto a te…

 

Separare il bucato?

Consiglio di separare i capi da lavare in base ai colori (chiari/scuri). Può sembrare un passaggio superfluo ma in realtà ancora una volta risparmierai tempo, denaro e fatica, con il solo accorgimento di predisporre più ceste per la raccolta dei panni sporchi.
Il bianco è un “non colore” e per questo motivo preferisco lavarlo sempre a parte (o al massimo con i capi chiari) per evitare che le altre tinte possano macchiare, scurire o ingiallire il suo candore originale, soprattutto quando uso cicli ad alte temperature.
Un occhio di riguardo andrebbe poi ai tessuti delicati per i quali è meglio seguire sempre le indicazioni riportate sull’etichetta. Per non danneggiare il capo infatti spesso la marca produttrice ne consiglia il lavaggio a mano, in acqua fredda, o addirittura a secco.

 

Riassumendo

Ti consiglio di scegliere un detersivo con dei componenti che rispettino il tuo portafoglio, il tuo guardaroba, ma soprattutto la tua pelle (possibilmente in ordine inverso).
Non eccedere con la quantità di detersivo: una dose eccessiva non aggiungerà potere lavante ma solo residui sui capi e nelle tubature della lavatrice.
Prediligi i cicli a basse temperature e pretratta le macchie più ostinate strofinandole con un po’ di sapone, riserva le temperature elevate solo per i capi da sterilizzare.
Separa il bucato in base ai colori predisponendo vari cesti per la raccolta dei panni sporchi.

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